IV° CONFERENZA REGIONALE DELL'EMIGRAZIONE
Assessorato Politiche per la Qualità della Vita
presso
Hotel Duca d'Este
Tivoli
La IV° Conferenza Regionale dell'Emigrazione
si è svolta in tre giornate, durante le quali sono stati
affrontati moltissimi argomenti. Delegati di origine laziale provenienti
da tutto il mondo sono intervenuti, portando all'interno dei lavori
ciascuno la propria specificità e competenza.
Non si è trattato soltanto di un incontro ufficiale, ma
soprattutto umano, di grande valore ed intensità.
Un evento di questa portata è difficile da decifrare, tanto
più che ci sono stati molti e diversi momenti durante i
quali i presenti si sono scambiati opinioni, esperienze e progetti.
Pertanto, in questa sede, è stato stabilito di riportare
soltanto gli argomenti che maggiormente hanno coinvolto la platea
e gli oratori, le tematiche che maggiormente interessano gli italiani
residenti all'estero ed espressi nel corso della Conferenza.
L'articolo è stato redatto secondo i seguenti
argomenti:
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PREMESSA
Durante i lavori, è stato dato molto spazio agli interventi
dei delegati, che giunti da ogni parte del mondo hanno portato
in sede le loro necessità, i loro progetti, le loro idee.
Sono intervenuti 120 delegati, appartenenti ad associazioni regionali
del Lazio.
La maggior parte dei delegati aveva un'età avanzata, non
solo a causa del fatto che spesso i ruoli decisionali vengono
svolti da persone adulte e con esperienza, ma soprattutto perché
non c'è un sostanziale ricambio generazionale all'interno
di queste associazioni, prevalentemente nate per iniziativa degli
emigrati di prima generazione.
I GIOVANI
Il coinvolgimento dei giovani nella realtà associativa
è importante, affinché tali associazioni possano
continuare a vivere e soprattutto ad operare a favore degli italiani
residenti all'estero. Da più parti, però, si è
levato un coro, che denunciava la difficoltà di trovare
un approccio vincente verso le nuove generazioni. Il problema
consiste nel fatto che questi ragazzi e ragazze sono perfettamente
inseriti nella comunità, e cercano una conferma di tale
accettazione ogni giorno. L'appartenenza a queste associazioni
implica un forte legame con le proprie origini, che compromette,
ai loro occhi, l'inserimento, conseguito a fatica.
La conseguenza più vistosa è la perdita dell'uso
della lingua, che non sempre è sostenuto da adeguate iniziative
istituzionali, alle quali le associazioni non sono in grado di
sostituirsi, a causa della loro mancanza di risorse economiche.
Inoltre, vi è la perdita del contatto con la propria identità
etnica, dovuto al fatto che la diffusione della cultura percorre
delle strade e dei modelli oramai superati, che non soddisfano
le esigenze e le necessità delle nuove generazioni. I programmi
televisivi, la produzione editoriale ed i programmi radiofonici
si rivolgono ad un pubblico anziano, che ha conosciuto almeno
nella sua infanzia l'Italia. Queste generazioni sono nate e cresciute
all'estero, spesso non hanno mai messo piede nella propria terra
d'origine, per la quale possono avere un interesse, che, però,
sicuramente si discosta da quella che hanno visto le generazioni
precedenti.
D'altro canto, è comunque innegabile che anche i più
giovani italiani residenti all'estero siano attratti dalle proprie
origini. Nonostante la perfetta conoscenza della lingua, ed il
perfetto inserimento nella società, essi tuttavia si sentono
cittadini a metà, poiché percepiscono di essere
parte anche di un'altra comunità, quella italiana. Riconoscendo
quest'esigenza, e considerando le differenze generazionali, culturali
e sociali, è necessario elaborare una strategia, che consenta
a questi giovani di non perdere del tutto il legame con la propria
patria.
LE ISTITUZIONI ITALIANE
Un altro problema sollevato quasi all'unanimità da parte
dei delegati è la sostanziale assenza delle istituzioni
italiane e di una politica coerente per l'emigrazione. Infatti,
nonostante le numerose promesse, gli italiani residenti all'estero
sono abbandonati a se stessi: consolati e ambasciate non forniscono
alcun servizio, tantomeno gli enti a ciò preposti. Le associazioni
sono state soprattutto, in tale contesto, un'esigenza. Le associazioni,
infatti, non sono soltanto un luogo d'incontro "ricreativo"
per gli emigrati, ma sono anche un punto di riferimento per gli
italiani residenti all'estero, poiché sono in grado di
fornire informazioni ed assistenza nei casi più disperati.
Di fronte a questo vuoto, ci si chiede naturalmente perché
non vi siano delle risposte istituzionali concrete, per quale
motivo l'assenza dell'Italia sia così irrecuperabile.
Dal momento quindi in cui le associazioni svolgono la maggior
parte del lavoro, sarebbe opportuno ottenere un sostegno concreto
da parte delle istituzioni, soprattutto per quanto concerne quello
economico. Il sistema verticistico e farraginoso di erogazione
dei fondi accentra le capacità d'investimento e di progettazione
nelle mani di istituti obsoleti, e lontani dalla realtà
dell'emigrazione. Ecco quindi che di fronte ad iniziative di grande
utilità ed interesse, le associazioni si trovano con le
mani legate, perché non hanno alcuna disponibilità.
Le stesse autorità regionali riconoscono che, allo stato
dei fatti, è essenziale riconoscere le Associazioni come
il centro di propulsione nel rilancio del rapporto tra l'Italia
e le comunità italiane all'estero.
Naturalmente un potenziamento del servizio pubblico è auspicabile,
e i delegati si augurano che ciò possa avvenire soprattutto
attraverso l'operato delle regioni: una speranza destinata a realizzarsi
in tempi brevi, data l'opera di decentramento in atto in Italia.
Sarebbe inoltre opportuno utilizzare le risorse associative già
esistenti e solidamente radicate sul territorio attraverso una
serie di iniziative attive, che ne garantiscano la sopravvivenza
e soprattutto l'attività.
La critica viene rivolta a tutte le istituzioni italiane, dalle
ambasciate ai Comites, da ogni parte si levano voci di malcontento
e protesta verso chi dovrebbe erogare un servizio, e non lo fa.
Il ruolo delle istituzioni, oggi, è molto richiesto soprattutto
per quanto riguarda quell'ampio gruppo di emigrati prima generazione
che vogliono tornare ad invecchiare in Italia, ed hanno bisogno
di una dettagliata informazione e di un'ampia assistenza per adeguare
il trattamento contributivo, la tassazione, e più in generale
per adeguarsi ad una realtà amministrativa, burocratica
e legislativa a loro del tutto sconosciuta.
Inoltre, i delegati hanno ricordato alle autorità regionali
che non sempre chi è emigrato ha fatto fortuna nel Paese
di accoglienza. Infatti, vi sono molti anziani (emigrati di prima
generazione) che vivono in uno stato d'indigenza, e che necessiterebbero
di assistenza e di facilitazioni per il rimpatrio.
Le autorità regionali hanno riconosciuto le proprie mancanze
e le proprie carenze all'interno del quadro istituzionale. Ma
a loro volta, hanno ricordato le difficoltà ed i limiti
oggettivi che si trovano a fronteggiare in materia d'emigrazione,
e non solo. La Regione deve divenire un ente territoriale in grado
di arricchire la propria attività al di là delle
mansioni amministrative e burocratiche. Il lavoro di routine è
sicuramente un lavoro molto grande, ma occorre superare questa
visione ed andare oltre, per dare spazio anche ad altre iniziative,
soprattutto per quanto concerne la materia dell'emigrazione.
Inoltre le autorità regionali ricordano ai presenti che
le Regioni non hanno a disposizione delle ampie risorse economiche,
per porre in atto delle iniziative concrete, che vadano incontro
alle esigenze delle comunità di laziali nel mondo.
Da parte del Ministero Affari Esteri, è stata ribadita
l'efficacia della nuova strategia approntata, la cosiddetta "diplomazia
culturale", i cui risvolti, però, sono soprattutto
economici.
LE DONNE
Alcuni delegati e le poche delegate presenti hanno introdotto
la questione della sottorappresentanza femminile nelle associazioni
di italiani residenti all'estero. Nei luoghi decisionali ed ai
vertici organizzativi non ci sono che pochissime donne, a causa
di una cultura difficile da sradicare. La Conferenza di Pechino
ha gettato solide basi per una maggiore visibilità delle
donne, ma nello specifico ciò che più ha contribuito
a portare alla ribalta la situazione è stata la Conferenza
del 1997 "Donna in Emigrazione".
Nonostante le molteplici dichiarazioni d'intenti, le donne italiane
residenti all'estero hanno ancora moltissime difficoltà
nell'entrare a far parte dei comitati esecutivi e dei direttivi.
Per questo motivo è stata riunita la Commissione Femminile
di lavoro, ma gli stessi delegati hanno accolto quest'iniziativa
con molta freddezza, mostrando con chiarezza quale ambiente umano
circondi le donne italiane che vorrebbero fare di più.
INFORMAZIONE
Durante i lavori, i delegati hanno lamentato l'assenza di un'efficace
informazione sulle comunità italiane nel mondo. Un italiano
residente in Argentina non sa cosa accade ad un italiano residente
in Australia ad esempio. Si tratta di un problema molto sentito,
poiché non esistono canali d'informazione (eccettuati quelli
familiari), in grado di mettere in collegamento tra loro gli italiani
residenti all'estero.
Non vi sono notiziari su Rai International, né durante
le trasmissioni radiofoniche. Non vi sono quotidiani, né
settimanali o mensili.
RAI INTERNATIONAL
Una questione molto importante è quella legata a Rai International.
La rilevanza di questa tematica è stata confermata dalla
presenza alla sessione mattutina dei lavori di giovedì
del Vice Presidente di Rai International. La difficoltà
di attuare un servizio efficace è data in primo luogo dalla
discontinuità dell'amministrazione, dipendente dalla compagine
politica e dall'esito delle consultazioni elettorali. Inoltre,
in passato ci sono stati innumerevoli mal funzionamenti e accordi
sotterranei, che hanno dissipato le risorse di Rai International
a discapito della qualità del servizio.
I delegati fanno notare al Vice Presidente che molti di loro (soprattutto
dall'Australia, dal Canada e dall'America Latina) hanno pagato
una forte somma di denaro (2000$) per disporre dell'apparecchiatura
necessaria a ricevere i programmi di Rai International. Ciò
nonostante, i programmi non si vedono o si vedono male.
Vi è anche molta insoddisfazione per quanto concerne i
contenuti del palinsesto Rai, in quanto spesso molti programmi
non sono in lingua italiana (il Vice Direttore ha affermato che
per poter raggiungere un ampio pubblico, occorre elaborare i programmi
in inglese, dal momento che molti italiani residenti all'estero
di seconda e terza generazione spesso non parlano quasi per nulla
la lingua italiana).
Inoltre, i contenuti dei programmi lasciano molto a desiderare.
Su questo punto, il Vice Direttore si è difeso affermando
che i programmi più richiesti sono dei pacchetti acquistati
dalla Rai, che deve ricontrattare con questi privati per poter
trasmettere questi programmi anche con Rai International. Non
è un problema di fondi, perché Rai International
ha ricevuto delle forti somme per realizzare tali opere, ma molti
di questi soldi hanno fatto una fine ignota.
Pertanto, da parte dei delegati vi è la richiesta di mandare
in onda dei programmi di alta qualità (sulla cui origine,
i delegati non vogliono sapere nulla), in lingua italiana ed in
grado di soddisfare sia le esigenze ricreative sia formative delle
comunità italiane all'estero.
L'ITALIANITA' NEL MONDO
Più generalmente parlando, è emersa la volontà,
la necessità e l'urgenza di porre in atto delle misure
per la conservazione e la diffusione della lingua e della cultura
italiana nel mondo, sia presso le comunità italiane sia
presso quelle straniere. Tutto il mondo conosce la cultura italiana,
è vero, ma secondo stereotipi non sempre lusinghieri o
obsoleti. L'Italia non è una terra morta: vive e si rinnova
continuamente. E quest'evoluzione deve essere portata anche all'estero.
Le ripercussioni sul turismo e sugli scambi economici potrebbero
essere moltissime.
E' necessario che le istituzioni si attivino per l'elaborazione
di una politica "culturale" ad ampio raggio, soprattutto
attraverso il recupero della lingua presso le comunità
italiane, dove l'uso dell'italiano tra le nuove generazioni si
va perdendo. Accordi come quello stipulato tra l'Italia e l'Argentina
sull'introduzione della lingua italiana nelle scuole può
essere un inizio, ma non il compimento di quello che dovrebbe
essere un ampio programma a lunga scadenza.
Gli scambi estivi (che vengono già attuati) tra studenti
italiani e stranieri di origine italiana hanno una grande rilevanza,
laddove diventino una consuetudine in grado di coinvolgere un
ampio numero di ragazzi.
Vi è la necessità di coagulare tra loro le comunità
italiane all'estero e queste con l'Italia stessa. Ricostituire
una grande Nazione Italiana, al di là dei confini e delle
distanze. Gli italiani residenti all'estero percepiscono con molta
intensità l'appartenenza alla patria, ma tale sentire non
può essere a senso unico, occorre rafforzarlo e rinnovarlo.
LA CIRCOSCRIZIONE ESTERO
Presto sarà istituita la Circoscrizione Estero, che consentirà
agli italiani residenti all'estero di avere dei rappresentanti
da loro stessi eletti in Parlamento. Molti italiani residenti
all'estero sono dei potenziali elettori a tutti i livelli, ed
il progressivo potenziamento delle strutture atte ad accogliere
le votazioni in tutto il mondo conferma tale realtà. In
una parola gli italiani residenti all'estero sono anche dei soggetti
politici, cosa che i governanti non hanno mai dimenticato, presentandosi
al loro cospetto soprattutto durante le campagne elettorali. E'
ipotizzabile che nei prossimi anni aumenteranno le promesse e
gli impegni, senza un riscontro oggettivo. Situazione che dei
rappresentanti in Parlamento potrebbero cambiare parzialmente,
ma non del tutto.
RUOLO ECONOMICO DELLE COMUNITA' ITALIANE NEL
MONDO
La capacità economica delle comunità italiane residenti
all'estero è nota ed è florida da decenni. Di recente,
di fronte alla crescente esigenza di espandere i mercati e la
presenza del "made in Italy" in tutto il mondo, divenuto
un vero e proprio terreno di scontro tra potenze economiche nello
scenario incerto e mal regolato della globalizzazione, le autorità
si ricordano degli italiani residenti all'estero e chiedono loro
di farsi portavoce dei nostri prodotto nei Paesi di residenza.
Tale pretesa, portata avanti con il nome fittizio di "diplomazia
culturale", risuona offensiva e lesiva della dignità
degli italiani residenti all'estero.
Per anni singolarmente, come associazioni e come gruppi d'interesse,
gli italiani residenti all'estero hanno ripetutamente chiesto
una maggiore presenza delle istituzioni. Dopo anni di delusioni
e di mancate risposte, le uniche iniziative concrete riguardano
un settore, che è di grande interesse soprattutto per l'Italia.
La fedeltà alla patria degli italiani all'estero è
stata duramente messa alla prova durante questo secolo, e nonostante
le "fregature", questi concittadini continuano a mettere
a disposizione del Paese le loro risorse e le loro capacità.
Di fronte all'appello lanciato dai rappresentanti istituzionali,
malgrado il malcontento iniziale, i delegati hanno infatti espresso
la propria disponibilità ad intensificare e rafforzare
i rapporti economici con le aziende italiane.
LA REGIONE
I delegati hanno fatto notare alle autorità presenti che
vi è un forte legame di appartenenza con la regione di
provenienza, sia per motivi personali (gran parte dei familiari
continua a risiedere in quella regione), sia per motivi pratici
(possesso di una casa, attività imprenditoriali, iscrizione
al Comune e così via di seguito). Ciò implica che
l'italiano residente all'estero abbia grande interesse per quanto
avviene nella propria regione di provenienza, e soprattutto ha
la necessità di prioritaria di conoscere le regole amministrative,
burocratiche ed amministrative di quel Comune, di quella Provincia,
di quella Regione. Necessità tanto più impellente
quanto più si intensifica il processo di decentramento
amministrativo in Italia, Pertanto, occorre che via siano degli
esponenti presso questi enti territoriali in grado di contemplare
anche le esigenze di quei cittadini che risiedono all'estero.
Inoltre, affinché sia possibile sarebbe opportuno potenziare
il coordinamento Comuni - Province - Regioni, ed assegnare alle
Regioni maggiori risorse economiche da destinare alle politiche
per l'emigrazione.
CONCLUSIONI
Durante i lavori del Convegno è dunque emerso con chiarezza
che la politica italiana nei confronti degli italiani residenti
all'estero non è adeguata ad una realtà, che richiederebbe
un maggiore impegno, e soprattutto un approccio più dinamico
ed innovativo. In realtà quindi, le politiche verso l'emigrazione
vanno rielaborate in toto, e questa è un'esigenza velatamente
espressa anche dai rappresentanti regionali ed istituzionali.
Le comunità di italiani residenti all'estero stanno acquisendo
un valore crescente nell'economia e soprattutto nella politica
italiana (maggiore partecipazione alle consultazioni elettorali,
istituzione della Circoscrizione Estero, presenza dei rappresentanti
degli emigranti nelle istituzioni), il che comporta un maggiore
interesse da parte delle istituzioni nei loro confronti. E', dunque,
ipotizzabile che nel prossimo decennio vi siano dei sensibili
cambiamenti per quanto concerne gli italiani residenti all'estero,
grazie soprattutto all'istituzione della Circoscrizione Estero.
D'altra parte recentemente ci sono state molte iniziative intraprese
dal Governo italiano in materia economica, che partivano proprio
dalle comunità italiane all'estero, per un rilancio del
"made in Italy" nel mondo. E, duole dirlo, gran parte
dei luoghi d'incontro realizzati da parte delle istituzioni italiane
a vari livelli, nonostante le dichiarazioni d'intenti, hanno avuto
il solo scopo di verificare le condizioni per una politica di
espansione commerciale delle imprese italiane.